Sant’Agostino verso la rinascita, dall’Europa 4,6 milioni: museo ed ex chiesa saranno recuperati e resi alla città

Il Comune punta a bandire le gare entro la fine del 2026. Massimo Ferrante: «Restituiremo a Genova un polo museale internazionale e accessibile». Giacomo Montanari: «Può diventare il vero Museo della Città»


Il complesso di Sant’Agostino, uno dei luoghi nei quali la storia medievale di Genova emerge con maggiore forza, si prepara a una nuova e rilevante fase di trasformazione. La Giunta comunale ha approvato l’inserimento nel Piano triennale delle opere pubbliche di un finanziamento europeo da 4,6 milioni di euro, destinato al restauro e alla rifunzionalizzazione del museo e dell’ex chiesa affacciati su piazza Sarzano.

Le risorse provengono dalla quota di flessibilità del Programma nazionale Metro Plus e Città Medie Sud e saranno interamente impiegate per il recupero strutturale e l’adeguamento funzionale degli spazi. L’obiettivo dell’amministrazione è completare rapidamente la fase progettuale e arrivare alla pubblicazione delle gare d’appalto per entrambi gli interventi, quello relativo al complesso museale e quello riguardante l’ex edificio religioso, entro dicembre 2026.

Il passaggio amministrativo consente di dare copertura finanziaria a un’operazione che punta non soltanto a restaurare un monumento, ma a ridefinire il ruolo culturale di Sant’Agostino nel sistema museale genovese. Il progetto di fattibilità tecnico-economica è ormai nella fase conclusiva dell’iter di approvazione. Una volta completati gli ultimi adempimenti, il Comune potrà procedere con la preparazione dei bandi e con il successivo affidamento dei lavori.


Per l’assessore comunale ai lavori pubblici Massimo Ferrante, il finanziamento europeo rappresenta il passaggio decisivo per restituire pienamente alla città un luogo rimasto a lungo al centro di progetti di recupero e riallestimento.
«Sant’Agostino è uno scrigno straordinario nel cuore della nostra città antica – afferma Ferrante –. Questo finanziamento europeo di oltre 4,6 milioni di euro ci permette di chiudere la fase di progettazione e di fare partire i bandi entro dicembre. Non finanziamo soltanto un restauro edile, ma restituiamo a Genova un polo museale internazionale pienamente accessibile».
Il programma dovrà affrontare contemporaneamente le esigenze di conservazione del complesso monumentale e quelle legate a un museo moderno. Gli interventi riguarderanno quindi la solidità e la tutela degli edifici, ma anche l’accessibilità, l’organizzazione degli spazi, la qualità dei percorsi espositivi e la possibilità di utilizzare il complesso per attività differenti.
L’intento dichiarato è creare un luogo capace di accogliere pubblici diversi e di mantenere un rapporto costante con il quartiere e con la città. Sant’Agostino dovrà diventare uno spazio museale più facilmente fruibile, dotato di servizi adeguati e capace di valorizzare un patrimonio che attraversa molti secoli della storia genovese.
L’assessore comunale alla cultura Giacomo Montanari attribuisce al complesso un’identità che supera la funzione di semplice contenitore di opere d’arte. La sua posizione nel cuore della città antica, l’architettura medievale e la natura delle collezioni custodite ne fanno, secondo l’assessore, il luogo più adatto a raccontare l’evoluzione di Genova.
«Il complesso di Sant’Agostino è uno dei luoghi in cui la storia di Genova si concentra e si racconta con maggiore forza: è lo spazio museale che potremmo davvero chiamare “Museo della Città” – osserva Montanari –. Investire nella sua rinascita significa prendersi cura di un patrimonio straordinario e, allo stesso tempo, costruire nuove opportunità per la cultura e per la fruizione pubblica».
Per l’assessore alla Cultura, le risorse europee possono aprire una stagione nuova per il complesso, rendendolo più accessibile e funzionale, ma soprattutto rafforzando il legame tra il museo e la comunità.
«Vogliamo che Sant’Agostino torni a essere un luogo vivo, aperto e centrale nel sistema culturale genovese, valorizzando la sua identità e rafforzando il ruolo di Genova come città d’arte e di cultura», conclude l’assessore.
La funzione di Sant’Agostino come grande racconto della città deriva dalla storia stessa del complesso. La costruzione della chiesa cominciò probabilmente intorno al 1260 e l’edificio risultava già utilizzato nel 1270. La sua nascita si colloca quindi nel periodo in cui Genova stava consolidando la propria potenza commerciale e politica nel Mediterraneo.
La chiesa venne realizzata secondo un impianto a tre navate, con una copertura in parte sostenuta da capriate e in parte costituita da volte. La facciata a salienti, suddivisa verticalmente da lesene e caratterizzata dall’alternanza delle fasce bianche e nere, conserva uno dei linguaggi architettonici più riconoscibili del Medioevo genovese. L’edificio combina elementi legati alla tradizione romanica lombarda con influenze del gotico d’Oltralpe ed è considerato il monumento gotico meglio conservato della città.
Nel corso dei secoli la struttura originaria venne modificata più volte. Durante il Quattrocento furono realizzate nuove cappelle attraverso l’apertura del muro perimetrale sinistro della chiesa, mentre altri altari e ambienti devozionali si trovavano sul lato opposto. Queste trasformazioni accompagnarono l’evoluzione del complesso religioso e il suo radicamento nella vita del quartiere.
La storia di Sant’Agostino fu però segnata anche dalle profonde trasformazioni politiche e urbanistiche che interessarono Genova tra la fine del Settecento e l’età contemporanea. La funzione religiosa venne meno e la chiesa fu sconsacrata. Il complesso attraversò differenti destinazioni e subì modifiche, perdite e ricostruzioni, prima di essere recuperato come sede museale.
Il museo si sviluppa negli ambienti dell’antico convento agostiniano, formato da strutture risalenti al Medioevo e da successive trasformazioni del Seicento. Al suo interno sono conservati affreschi staccati, sculture, materiali lapidei e testimonianze provenienti da chiese, palazzi e monumenti cittadini, molte delle quali recuperate da edifici demoliti o trasformati durante i grandi interventi urbanistici che hanno cambiato Genova.
Proprio questa provenienza rende la raccolta particolarmente significativa: le opere non raccontano soltanto la storia dell’arte, ma permettono di ricostruire edifici, famiglie, comunità religiose e fasi della città che non sono più leggibili nel tessuto urbano attuale. Sant’Agostino è quindi anche un grande deposito della memoria architettonica genovese.
Uno degli elementi più riconoscibili è il chiostro triangolare, attraverso il quale si sviluppa il percorso che da piazza Sarzano conduce all’interno della chiesa medievale. Il più recente riallestimento ha utilizzato questo passaggio per costruire una narrazione immersiva della Genova del Trecento, affiancando alle opere una selezione di oltre sessanta capitelli in marmo di Carrara.
Nel cuore dell’esposizione si trova l’“Elevatio animae” di Margherita di Brabante, capolavoro realizzato da Giovanni Pisano nel 1313 e considerato una delle testimonianze più importanti della scultura medievale europea. L’opera proviene dal monumento funebre commissionato dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo per la moglie, morta a Genova nel 1311. La sua presenza conferma il valore internazionale delle collezioni conservate a Sant’Agostino.
Il percorso espositivo dedicato al Medioevo racconta infatti i secoli compresi tra il Decimo e il Quindicesimo, durante i quali Genova si affermò come una delle maggiori potenze marittime e commerciali del Mediterraneo. Le opere dialogano direttamente con la verticalità e con l’architettura gotica della chiesa, creando un legame particolarmente efficace tra contenitore e contenuto.
Negli ultimi anni il Comune ha già avviato diverse attività di riallestimento, manutenzione e restauro delle collezioni. Il nuovo stanziamento da 4,6 milioni di euro deve ora consentire un salto di scala, intervenendo in maniera organica sugli edifici e sulla loro funzione futura.
Il recupero di Sant’Agostino assume inoltre un significato urbano. Piazza Sarzano rappresenta uno dei punti di collegamento tra il centro storico, la zona di Ravecca, la collina di Castello e il quartiere della Marina. La piena riattivazione del complesso può contribuire ad aumentare la frequentazione culturale dell’area e a consolidare un percorso che comprende monumenti, spazi pubblici, attività universitarie e luoghi della vita quotidiana.
La sfida sarà trasformare il finanziamento in un cantiere rispettoso della complessità storica degli edifici e, successivamente, in un museo realmente accessibile e utilizzabile. Non basterà restaurare muri, coperture e superfici: sarà necessario costruire servizi, percorsi e modalità di fruizione capaci di rendere Sant’Agostino comprensibile anche a chi non possiede conoscenze specialistiche.
La conclusione della progettazione e la pubblicazione delle gare entro la fine del 2026 rappresentano quindi il primo banco di prova. Se il cronoprogramma sarà rispettato, Genova potrà avviare il recupero complessivo di uno dei suoi monumenti medievali più importanti e dare forma a quel “Museo della Città” indicato dall’amministrazione: non una semplice raccolta di opere, ma un luogo nel quale pietre, sculture, architetture e percorsi espositivi possano ricomporre la lunga storia della città.
In copertina: foto di Jacopo Baccani
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